Libera le valigie e riempi il frigo

Caro Papà,

la storia si ripete, dieci anni fa esatti sono partita per l’America, qualche anno dopo il Sud Est Asiatico zaino in spalla. E poi di nuovo l’Asia e adesso gli Stati Uniti, again.

Ci sono cose che ho imparato in ogni viaggio e in ogni situazione nuova in cui mi sono trovata, questa non fa eccezione. Ogni volta sembra nuovo ma anche una variazione di qualcosa già visto e affrontato. Hotel, ricerca, orientamento, valutazioni, scelta, moduli, carte, caparra, attesa, ancora attesa, e poi via di corsa, ordina, valuta, compra letto-divano-tavolo-tv-sedie-tenda della doccia-appendini. Libera le valigie e riempi il frigo.

Sono partita pensando di non essermi preparata abbastanza, “non è un anno come gli altri” continuavo a ripetermi, e invece mi sembra di aver fatto più di quanto credessi. Ecco, mi sento così, stupita e un po’ incredula.
In dodici giorni siamo entrati nel nuovo appartamento, il giro dall’IKEA è stato una specie di giro di pista, 400m ad ostacoli, schivavo le cose inutili e prendevo il necessario. Prendi il materasso, il letto facciamo dopo. Coltelli, posate, piatti fondi – mi raccomando, sedie – le ultime due rimaste. Mi sono sentita in perfetto allineamento con la velocità degli eventi e in quel momento ho capito che forse, questa volta, sarà anche l’ultima.

Niente più traslochi oltre oceano, il prossimo si torna a casa. Un po’ dispiace, ma un po’ va bene così.

Oggi è un mese dal trasferimento.
31 Giorni dalla partenza; pochi o tanti? Entrambi, ma di certo prima di partire non pensavo che avrei già:

  1. Completato il ciclo vaccinale (richiamo proprio oggi);
  2. Prenotato un tour del quartiere e una vista ad un museo d’arte;
  3. Visto l’oceano, due volte;
  4. Arredato l’appartamento già con tutto il necessario, e fatto pure il ragù;
  5. Preso la piastra da waffle per i brunch della domenica.

Sono stati mesi intensi, in cui anche dei gesti banali sono diventati difficili o proibiti. Stiamo tutti un po’ aspettando di uscire da questo tunnel, ma dura da talmente tanto che un po’ fatichiamo a credere che questa sia la volta buona, no? Attendiamo, e intanto io torno alla mia ricerca della pancetta perfetta per la carbonara.

Anna

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